Prima che una questione pedagogica, per la Chiesa cattolica quella dell'educazione dei figli è una questione di diritto naturale: un diritto che precede lo Stato e che nessuna istituzione può togliere ai genitori. Ecco cosa dicono, nei testi originali, tre documenti pontifici di riferimento.
Certo, se qualche famiglia si trova per avventura in sì gravi strettezze che da sé stessa non le è affatto possibile uscirne, è giusto in tali frangenti l'intervento dei pubblici poteri, giacché ciascuna famiglia è parte del corpo sociale. Similmente in caso di gravi discordie nelle relazioni scambievoli tra i membri di una famiglia intervenga lo Stato e renda a ciascuno il suo, poiché questo non è usurpare i diritti dei cittadini, ma assicurarli e tutelarli secondo la retta giustizia. Qui però deve arrestarsi lo Stato; la natura non gli consente di andare oltre. La patria potestà non può lo Stato né annientarla né assorbirla, poiché nasce dalla sorgente stessa della vita umana. I figli sono qualche cosa del padre, una espansione, per così dire, della sua personalità e, a parlare propriamente, essi entrano a far parte del civile consorzio non da sé medesimi, bensì mediante la famiglia in cui sono nati.
Fonte: vatican.va — Rerum Novarum
L'occasione Ci porta ad ammonire specialmente i padri di famiglia affinché sappiano governare la loro casa con questi precetti ed educare bene i figli. La famiglia è il germe della società civile, e le sorti della società si formano in gran parte fra le pareti domestiche. Pertanto, coloro che vogliono strappare la società dal cristianesimo, partono dalle radici e si affrettano a corrompere la famiglia. Da questa decisione e da questo crimine non li trattiene il pensiero di non poterlo fare senza recare una gravissima ingiuria ai genitori: infatti i genitori hanno dalla natura il diritto di educare coloro che hanno procreato, con il conseguente dovere che la loro educazione corrisponda alla grazia di avere avuto dei figli in dono da Dio. È dunque necessario che i genitori, reagendo, si sforzino di respingere in questo campo ogni intromissione ingiuriosa e rivendichino il diritto di educare come conviene i figli nel costume cristiano, specialmente tenendoli lontani da quelle scuole nelle quali corrono il pericolo di assorbire il veleno dell'empietà.
Fonte: vatican.va — Sapientiae Christianae
Questo terzo testo è più recente e resta protetto dai diritti d'autore della Libreria Editrice Vaticana: qui ne riprendo il contenuto con parole mie, con un solo passaggio citato alla lettera. Al numero 16 della Lettera, Giovanni Paolo II scrive che i genitori sono educatori "perché genitori" — non per delega di qualcun altro — e che condividono questa missione con la Chiesa e con lo Stato secondo il principio di sussidiarietà: un aiuto legittimo, che però trova nel diritto dei genitori il proprio limite, e che si esercita sempre a loro nome e con il loro consenso.
Fonte: vatican.va — Lettera alle Famiglie